Moda, ma a che prezzo?

Troppi e ingiustamente sfruttati sono i bimbi profughi “impiegati” nelle fabbriche di abbigliamento. Oramai non è più un segreto in quanto le stesse aziende hanno finalmente ammesso pubblicamente questo loro comportamento. H&M è una tra queste aziende.

La grande multinazionale svedese H&M ha, infatti, dichiarato di avere, tra i suoi lavoratori, anche dei bambini siriani. Questi bambini, in particolare, sono stati impiegati nelle fabbriche di un fornitore in Turchia.

Sicuramente H&M non è l’unica azienda che si avvale di questa partica, ma è l’unica che ad oggi ha avuto il coraggio di dichiararlo in modo pubblico, alla stampa. Come riconosciuto da l’Independent questo fenomeno di impiego dei bambini nelle fabbriche di abbigliamento potrebbe avere delle dimensioni molti ampie, riguardano, quindi anche altre compagnie del settore.

H&M impiega i bambini siriani nella sua fabbrica di produzione in Turchia, luogo dove è sito uno dei principali poli di produzione di articoli di abbigliamento per le grandi catene internazionali. Tra gli altri stati in cui sono localizzati altri importanti centri di produzione e che, quindi, potrebbero sottintendere fenomeni di questo tipo, si riconoscono anche Cina, Cambogia e Bangladesh.

Un report della ong Human Rights Resource Centre (BHRRC) ha evidenziamo come solo pochi brand stanno effettivamente adottando misure adeguate per garantire che i rifugiati “non stiamo scappando da un conflitto” per cadere “in condizioni di sfruttamento lavorativo”.